Contributo di Rossella Sobrero


Credo proprio di sì! Siamo entrati nell’era della sharing economy anche se molti non sembrano essersene ancora accorti. E anche fenomeni come il co housing, che coinvolgono per il momento solo un numero limitato di persone, cresceranno rapidamente nei prossimi anni.

E’ importante quindi cercare di comprendere perché si stanno affermando servizi collaborativi e nuove modalità progettuali, perché grazie alla disintermediazione si sta modificando il modo di acquistare, perché le persone stanno cambiando stili di vita e di consumo.
Cambiamenti molto importanti per le imprese che vedono modificarsi il rapporto con i consumatori. Ma altrettanto importanti anche per tutti noi, consum-attori sempre più informati, responsabili, critici.

1 – La sharing economy è già qui
L’economia della condivisione e dello scambio è già realtà: si diffondono velocemente nuove forme di consumo che tendono a favorire l’utilizzo di un bene piuttosto che il suo acquisto. Un fenomeno che viene definito come peer economy, collaborative economy e collaborative consumption, termini utilizzati a volte quasi fossero sinonimi di sharing economy. Tutto ciò è possibile grazie ai grandi passi avanti della tecnologia e a piattaforme innovative che hanno permesso la condivisione, migliorato la reciprocità, facilitato la redistribuzione e lo scambio.
Usare l’auto, oltre che aumentare l’inquinamento e il traffico delle città, è troppo costoso? Molte persone scelgono il car sharing, il bike sharing, lo scooter sharing, ultimo nato a Milano qualche giorno fa. In parallelo cresce anche la capacità di organizzarsi diversamente attraverso sistemi di car pooling (oltre al famoso http://www.blablacar.it segnaliamo http://www.autostradecarpooling.it promosso da Autostrade per l’Italia con l’obiettivo di diffondere il carpooling come un nuovo modo di viaggiare).
Acquistare un ufficio per avviare una nuova attività è una spesa che non ci si può permettere? Sono tanti i giovani che affittano spazi in luoghi dove il coworking consente non solo di risparmiare ma anche di generare nuove forme di collaborazione.
Gli alberghi sono troppo cari per potersi permettere una vacanza? Si può cercare sui siti che propongono lo scambio casa e scegliere quando, dove e con chi si vuole scambiare il proprio appartamento (www.scambiocasa.com o http://app.nightswapping.com/it).
Oggi, forse complice la crisi, in rete si scambia di tutto: dai mobili ai vestiti fino al tempo e alle competenze (per esempio, TimeRepublik, il social network per lo scambio di servizi in cui la moneta è il tempo https://timerepublik.com).

2 – Verso il co housing 
Il co-housing propone un sistema abitativo collaborativo dove i residenti partecipano attivamente al funzionamento del vicinato e incoraggia, accanto alla preservazione di spazi individuali, il contatto sociale. A volte il co housing viene confuso con l’housing sociale che invece è l’offerta di alloggi e servizi abitativi a prezzi contenuti per i cittadini con reddito medio basso che non riescono a pagare un affitto o un mutuo sul mercato privato ma non possono accedere ad un alloggio popolare.
Nelle iniziative di co housing le persone conoscono il progetto fin dall’inizio e contribuiscono da protagonisti alle scelte che renderanno la casa dove andranno ad abitare un luogo con spazi e servizi condivisi. Durante la progettazione partecipata tra i cohouser si formano legami solidi che sanno mantenersi nel tempo.  Nel rispetto della privacy di ciascuno, in co housing si possono condividere spazi e servizi risparmiando risorse e ripartendone i costi. Oltre a creare una rete sociale-solidale che semplifica la vita quotidiana di chi partecipa (informazioni sul sito http://www.cohousing.it/).

3 – Quale futuro?
Condivisione, collaborazione, fiducia negli sconosciuti, disintermediazione sono possibili grazie all’utilizzo della tecnologia e rappresentano le basi su cui costruire modelli diversi da quelli che sembrano non funzionare più. Nella sharing economy (e in parte anche nel co housing) si privilegia l’accesso al bene piuttosto che la proprietà ma si condividono anche alcuni valori. In particolare nei rapporti tra le persone la fiduciadiventa un ingrediente essenziale in grado di combattere la paura e la diffidenza nei confronti di chi non si conosce.
In una logica sempre più spesso peer to peer, la condivisione avviene a livello orizzontale facendo a volte cadere confini anche tra chi produce, chi distribuisce e chi consuma.
Le imprese che lo hanno capito stanno trasformando i loro prodotti e servizi. Ma dovranno dimostrare di essere pronte a rinnovare il modello di business e il rapporto con il mercato. Perché le piattaforme collaborative si alimentano con la partecipazione dei cittadini che rispondono alle logiche con cui si riuniscono le persone non a quelle con cui comunicano le imprese. Le organizzazioni che vorranno sperimentare questi nuovi modelli devono quindi mettere al centro l’esperienza, generatrice di un reale valore, piuttosto che il prodotto o il servizio.
Credo di poter dire che è iniziata una nuova era dove le persone si sentono più cittadini che consumatori, soggetti in grado di decidere le regole più che subirle.