Di Laura Maggi


Per capire quali sono oggi le tendenze dell’abitare bisogna fare un passo indietro e guardare alle planimetrie delle case degli appartamenti progettati in Italia tra gli anni ’50 e ’60, nel secondo dopoguerra, periodo della ricostruzione e del boom economico.

Alla netta distinzione tra zona giorno, zona notte e locali di servizio si accompagna l’importanza data alla sala (composta da pranzo più salotto, il cosiddetto salotto buono), seguono le camere (spaziose) e l’eventuale studio con, a corollario, gli spazi considerati di servizio, come la cucina (a volte con cucinotto separato per la preparazione dei cibi) e i bagni. Tutti gli ambienti sono interconnessi da un complicato sistema di ingresso (vero e proprio biglietto da visita del proprietario/i), corridoi di disimpegno, anticamere e antibagni. La distribuzione dei locali rispecchia lo spirito del tempo: l’idea di avere uno spazio di rappresentanza nella zona giorno, la massima privacy nella zona notte, e celare le attrezzature legate alle attività domestiche (dalla pulizia al cucinare) negli ambienti di cucina e ripostiglio.

Questo schema si è mantenuto inalterato (salvo eccezioni) fin verso la metà degli anni ’70 quando sono arrivate anche in Italia le istanze di libertà dei loft newyorchesi, le case-atelier di artisti e creativi tra Manhattan e Brooklyn: edifici ex industriali con volumi indivisi, dagli alti soffitti, ristrutturati per uso abitativo. Erano spazi multifunzionali che accoglievano un lifestyle diverso, non formale, più casual, non di rappresentanza, senza frattura tra attività ludiche/di intrattenimento/convivialità/lavoro/riposo.

Una rivoluzione, un sovvertimento delle gerarchie delle stanze che ha portato, a partire dagli anni ’80, all’avvento di planimetrie sempre più libere, aperte, frutto dell’evoluzione delle funzioni degli ambienti dettata da uno stile di vivere profondamente cambiato.

Ci sono infatti voluti quasi 50 anni per sdoganare la cucina dal suo ruolo di ambiente di servizio, farla diventare parte integrante del soggiorno, del grande living ora protagonista della casa: un ambiente multifunzionale dove si preparano i pasti, spesso insieme agli altri, siano essi familiari o amici, ci si siede a pranzo o a cena intorno al quel bancone o a quel tavolo dove fino a poco prima si è lavorato al pc o consultato tablet, e dal tavolo si passa liberamente a divani e poltrone per conversare, ascoltare musica, seguire film.

Anche il bagno non è più un locale di servizio di secondaria importanza: l’attenzione per trasformarlo in un ambiente dove prendersi cura del proprio benessere psico-fisico è sempre più alta e gli spazi si dilatano per accogliere docce e vasche dalle molteplici caratteristiche.

In camera non si trascorrono solo le ore notturne, ma anche momenti di lavoro o svago grazie al Wifi e a apparecchi elettronici sempre più compatti e a attrezzature per il fitness quotidiano.

Scelte autonome e consapevoli per il progetto casa

Se nelle ultime decadi le case si sono liberate da planimetrie costrittive, anche chi la casa la abita ha acquisito una maggiore libertà e autonomia di scelta: si tratta di un consumatore evoluto, meno dipendente dai diktat di architetti/geometri/arredatori. Così come i programmi di software ci hanno resi tanti piccoli grafici in grado di impaginare (bene o male) parole e immagini anche chi progetta o riprogetta il proprio interno domestico ha strumenti d’azione che lo fanno diventare protagonista.

In particolare:

– i grandi passi che hanno fatto le tecniche di ristrutturazione permettono sogni fino a ieri impossibili (come il creare bagni ciechi) e di rivoluzionare le planimetrie delle case/appartamenti esistenti;

– le informazioni che arrivano dalle riviste specializzate in architettura d’interni e arredamento (sia aspirazionali con “le case più belle del mondo” o rivolte al lettore con interessi al fai-da-te) disegnano nuovi modelli di riferimento;

– il moltiplicarsi di siti dedicati all’interior design consentono avere online suggerimenti d’interventi strutturali o d’arredo;

– la diffusione capillare sul territorio nazionale di brand consumer oriented in tema di decorazione e arredamento della casa che facilitano gli interventi fai-da-te, guidati da personale specializzato. Basti pensare allo sviluppo di due colossi del settore: Ikea aprì nel 1989 il suo primo negozio in Italia, a Cinisello Balsamo ed è oggi passata a 21 punti vendita; Leroy Merlin arrivò in Italia nel 1996 inaugurando a Solbiate Arno e oggi conta ben 47 punti vendita.

Il crescente interesse per la casa

Perché questo crescente interesse per la casa? Perché è il nostro spazio personale, lo spazio degli affetti, il nostro mondo segreto, che possiamo aprire a chi vogliamo. “La casa è dove c’è il cuore”, ha intitolato il suo libro l’interior designer britannica Ilse Crawford che passa poi a definirla, in un’opera recente, “Un cornice per la vita”, dove è ritratta in copertina con il marito nella sua casa londinese.

Nel suo appartamento di 110 metri quadri, progettato secondo uno schema aperto con librerie che fanno da pareti e schermi, mobili contenitori a tutta altezza che occultano anche la cucina attrezzata, si ritrovano le tre qualità intangibili che reputa indispensabili per disegnare un interno: conviviali, libertà e piacere.

Le tendenze

Nella casa londinese dell’interior designer si ritrovano due degli elementi tendenza che la ricerca Doxa promossa da LeroyMerlin ha registrato nel pubblico italiano:

– interventi shabby chic (ovvero un elegantemente trasandato, come l’immissione dell’amaca che attraversa il living)

– upcycling (ovvero il recupero di mobili e oggetti di recupero cui viene ridata nuova vita).

I sintomi del decluttering, quella spinta a liberarsi di tutto il superfluo e riorganizzare gli spazi, liberando la casa dall’accumulo concumistico di oggetti con effetti positivi sulla vivibilità degli spazi fisici, ma anche mental, si ritrovano invece altrove. L’invito arriva dal Giappone con il libro di Marie Kondo, un bestseller di 2 milioni di copie vendute. Dall’indagine Doxa risulta che su un campione di 1000 intervistati ben il 91,2% lo ha messo in pratica e continuerà a farlo (mentre il 52,7 % non lo ha mai messo in pratica ma inizierà a farlo nei prossimi 12 mesi). Un decluttering che anche un omaggio al minimalismo predicato dall’architetto inglese John Pawson, del quale vediamo uno scorcio della casa londinese, totalmente spoglia.

Il vivace dibattito che continua a interessare il concetto e il ruolo ruolo della casa, sia a livello di progettisti sia di utilizzatori, confuta totalmente la provocazione lanciata da Joseph Grima lo scorso autunno con la mostra The Home Does Not Exist allestista a Kortrijk per Interieur 2014. Nonostante i nomadismi sempre più accentuati, il suo non essere per sempre, la smaterializzazione degli oggetti da conservare (dai documenti alla musica ai libri ai DVD trasformati ormai in file digitali) la casa esiste, e i suoi mutamenti sono proprio l’oggetto di questo Osservatorio.