Di Giulia Arrigoni


Se in altri Paesi il Fai da Te rappresenta un’attività degna di soddisfazione e gratificazione, nonché una caratteristica personale di cui andare fieri, in Italia l’attività di occuparsi in proprio della manutenzione della propria casa, giardino o auto, conquista, è vero, sempre più proseliti ma, è ancora per lo più vista sostanzialmente come un’attività che fa risparmiare denaro. Eppure basta cambiare il punto di vista, anzi, meglio la definizione e tutto, incredibilmente, può riempirsi di un nuovo contenuto. Se poi, tutto passa sotto l’egida del design, allora è fatta. Scherzo? No, non direi e, anzi, personalmente sono molto grata che un gruppo di giovani architetti/designer in diverse parti d’Italia stiano dando il loro contributo per “nobilitare” l’arte di far da sé che, però, ci tiene a definirsi con un nuovo termine: autocostruzione.

Gli albori dalla metà degli Anni 2000
Non si parla di riuso e di riutilizzo, bensì di costruzione di un manufatto, sulla base dei disegni e delle indicazioni di un designer, utilizzando prodotti e semilavorati che si possono trovare facilmente in commercio, nei centri per il bricolage. Le prime iniziative furono delle sperimentazioni e videro protagonista un’azienda del settore (Bosch Elettroutensili) e, rispettivamente nel 2007 e nel 2008, Il NABA e l’Accademia di Brera. Ma la prima vera e propria iniziativa autonoma fu presentata nel 2009, in occasione del convegno annuale dedicato agli operatori del bricolage (Bricoday). Un gruppo di architetti di Pop Solid presentò il progetto “Recession Design” che, successivamente, nel 2011, diventò un libro. Lo stimolo culturale del prodotto di design autocostruibile ha avuto, da subito, riscontri importanti, primo tra tutti l’esposizione permanente di alcuni prodotti autocostruiti e autocostruibili al MAK Museum di Vienna nel 2010. Nello stesso anno, durante una manifestazione fieristica dedicata all’arredo outdoor – SUN di Rimini – questa nuova tendenza ebbe una consacrazione ancora più importante, con la Factory Sapienza Design, dell’Università La Sapienza di Roma con la presentazione di “Design It Yourself”. L’intento, per entrambi, era quello di progettare prodotti da autocostruire mediante schede tecniche, acquistabili, e recanti l’immagine del prodotto finito, la foto dei ragazzi che lo avevano ideato e tutte le istruzioni per la sua realizzazione, compresi i prodotti e i semilavorati necessari, con tanto dicodici prodotto per poterli individuare agevolmente tra le corsie e i reparti.
Do It Yourself, farlo da soli, realizzare da se i propri oggetti del quotidiano – spiegava Carlo Martino, docente di riferimento del progetto, in un’intervista al portale Bricoliamo.com -, sembra essere, oggi, quanto mai opportuno, per non dire conveniente. Lo può essere per il più comune obiettivo di realizzare delle economie, ma lo può anche essere per l’esperienza psicologicamente gratificante che rappresenta. Se, da un lato è possibile immaginare una riduzione del costo finale dell’oggetto, per la chiara assenza dell’onere della manodopera, dall’altra è, invece, possibile immaginare il DIY come un’attività capace di sfruttare appieno le potenzialità creative di ognuno di noi, come le esperienze dell’architettura radicale o le teorizzazioni di Gaetano Pesce hanno insegnato”.

Quando l’autocostruzione viene premiata
Nel 2011 è stata la volta di un’altra iniziativa, organizzata all’interno di Operae. mostra mercato dedicata al design, promossa dalla Torino Design Week e inserita nella rassegna Contemporary Arts. In quel caso il progetto selezionato fu quello di Stefano Boccardo e Giulia Tubelli, due giovani architetti genovesi, ideatori della casa-mobile Marie Von Blanche. Negli anni successivi, fino ai giorni nostri, si sono succeduti molti giovani designer che si sono cimentati su questo fronte, esplicando peraltro le forti connessioni che possono esistere tra il design e il fai da te moderno. Esempio sopra tutti, quello della 01 Lamp dei ragazzi di Fattelo, vincitori del Concorso Creazioni Giovani del Macef di gennaio 2013, così come le presenze degli studenti del NABA al Fuori Salone del 2014, reduci dal successo dell’operazione del biennio precedente, Cià Ch’el Fem organizzato da Bosch. Certo, non tutti i progetti sono andati a buon fine, ovvero passando dalla carta alla produzione, ma alcuni sì. E’ il caso dei ragazzi di Fattelo e della loro 01Lamp, la lampada di design costruita con una scatola di cartone per la pizza che, passo dopo passo sta consentendo di trasformare Fattelo in un’azienda. Il momento più importante, che ha consentito la trasformazione di Fattelo da un progetto in una Società a Responsabilità Limitata Semplificata con un capitale sociale di 996 euro, è stato la campagna di crowdfunding lanciata sul portale Eppela con un obbiettivo di raccolta di 5.000 euro. Tale obbiettivo è stato raggiunto e superato (6.403 euro) grazie al libero sostegno di 94 persone che hanno apprezzato l’idea e hanno deciso di offrire il proprio concreto contributo. Sito web, workshop e un blog dedicato hanno fatto da “gran cassa” all’iniziativa, amplificando gli estremi della comunicazione di un prodotto “povero”: un cartamodello da scaricare gratuitamente dal sito, per disegnare, tagliare, piegare il cartone della pizza, fino ad ottenere la 01 Lamp; oppure ordinarla direttamente al costo di 40 euro. Attenzione, però si tratta di un kit di montaggio, una valigetta che contiene tutti gli elementi, già tagliati e fustellati, compresa la parte elettrica e una lampada a led, per poter agevolmente montare la 01 Lamp. Il successo di pubblico e critica è stato importante, tanto che è del dicembre 2015 la notizia della selezione della 01Lamp per l’ADI Design Index 2015, la pubblicazione annuale dell’Associazione per il Disegno Industriale che raccoglie il meglio del design italiano selezionato dall’Osservatorio Permanente per il Design. Ricevendo questo riconoscimento, 01Lamp entra nella lista dei concorrenti al Compasso d’Oro, il più celebre e longevo premio mondiale di design.