Andrea Di Turi


Non è esattamente una parola semplice, domotica, ma è diventata lo stesso di uso piuttosto comune. Forse perché per spiegarla si può fare riferimento a espressioni come casa intelligente (smart home), o anche casa tecnologica, che di certo aiutano a renderne ancora più esplicito il significato.

In ogni caso la domotica, da domus (casa) e robotica, che indica il variegato insieme di discipline che convergono verso l’obiettivo di migliorare la qualità della vita in casa e semplificarne la gestione attraverso l’uso delle tecnologie, potrà diventare ancora più popolare se si diffonderà ulteriormente la consapevolezza – che in parte già c’è – che essa rappresenta una delle migliori alleate dell’abitare sostenibile. Nel senso che permette di potenziare e allo stesso tempo rende più facilmente acquisibili e praticabili le abitudini, i comportamenti, le attenzioni, gli accorgimenti che caratterizzano un modo sostenibile di utilizzare e vivere la propria casa.

Intrecciando la domotica con la sostenibilità si può aspirare, come dire, ad un abitare sostenibile aumentato, prendendo a prestito il concetto della realtà aumentata. Per chi fosse interessato a considerare la possibilità di dare una spruzzata di domotica al proprio appartamento, inoltre, si tenga presente che nella Legge di Stabilità 2016 il cosiddetto ecobonus è stato esteso anche alle spese per la domotica.

Ma cosa vuol dire domotizzare la propria casa, con l’obiettivo di renderla più sostenibile? Proviamo a fare qualche esempio, evidentemente fra i tanti, perché le possibilità offerte dalla domotica nella prospettiva dell’abitare sostenibile sono molteplici.

Partiamo ad esempio dall’illuminazione della casa. Alzi la mano chi non è mai tornato indietro una volta, dopo essere uscito di casa, per verificare se aveva spento tutto. E allora proviamo a riflettere: oltre che comodo e per certi versi divertente, quanto sarebbe importante dal punto di vista del risparmio energetico poter gestire l’illuminazione di casa da remoto attraverso dispositivi come smartphone e tablet?

La gestione da remoto dell’illuminazione in casa non è però che il primo passo. O, forse, il più noto e visibile. In una casa domotizzata, infatti, l’illuminazione può anche essere impostata per l’auto-gestione, per razionalizzare e ottimizzare il consumo di energia, grazie alla presenza di sonde e rilevatori che fanno sì che la casa si illumini dove, quando e quanto serve solitamente. O in relazione alla stagione dell’anno, al tasso di umidità all’esterno, alle condizioni climatiche.

Discorso analogo si può fare, oltre che per l’utilizzo degli elettrodomestici magari impostato sulla base del sistema di tariffazione energetica in modo da gestire al meglio carichi e picchi di consumo, per quanto riguarda le soluzioni per il riscaldamento e il raffrescamento dell’ambiente domestico. Già a partire, ad esempio, dalle tapparelle, che si possono alzare e abbassare automaticamente in base al monitoraggio delle temperature esterne o dell’irraggiamento solare, al fine di accumulare calore d’inverno e viceversa mantenere il fresco d’estate. È possibile agire anche sul sistema di ricambio dell’aria per ottimizzare le temperature interne alla casa, magari differenziandole a seconda dell’intensità dell’utilizzo degli spazi o della loro destinazione d’uso, dato che anticamera, corridoi, camera da letto, bagno, ripostiglio hanno evidentemente esigenze differenti in termini di temperatura ambiente ottimale. Senza contare che sistemi e dispositivi domotici possono apprendere dalle abitudini di chi abita una casa, adeguandovisi sempre meglio.

Pensiamo, anche, alla cucina. In particolare ai piani di cottura, che invece che a gas potrebbero essere a induzione e con display digitali connessi, con la possibilità anche di guadagnarne in gradevolezza estetica. Si tratta di soluzioni che permettono di controllare e gestire in modo puntuale, e di nuovo ottimale, grado di riscaldamento e variazioni di temperatura.

Gli esempi, come si diceva, potrebbero essere innumerevoli, per spiegare l’importanza della domotica in ottica di sostenibilità. Il messaggio di fondo è che essa consente di ridurre gli sprechi e ottimizzare i consumi di energia, di migliorare l’efficienza energetica, di diminuire l’impatto ambientale prodotto dall’utilizzo di un’abitazione: parole che in termini di sostenibilità sono musica. Ma lo sono anche in termini economici, basti pensare a quanto un appartamento domotizzato possa accrescere il suo valore una volta che viene posto di nuovo sul mercato.

Un ultimo aspetto da considerare è che la domotica permette di portarsi in casa e sperimentare nella vita quotidiana quelle che vengono di solito indicate con l’espressione tecnologie persuasive: il riferimento è a quelle tecnologie che, monitorando e offrendo dati e informazioni su tutta una serie di azioni e comportamenti a cui di solito si bada poco o per nulla, come appunto il modo in cui si abita in casa propria, permettono alle persone di valutare il livello di maggiore o minore correttezza, virtuosità, sostenibilità della quotidianità domestica che vivono. Ciò spesso produce l’effetto di persuadere, appunto, le persone a modificare tali comportamenti o quanto meno a interrogarsi sui motivi per cui hanno sempre fatto una cosa in un determinato modo. Come dire che la domotica, anche se può sembrare un paradosso, con tutta la sua automazione alla fine costringe soprattutto a pensare. Fino, magari, ad arrivare a sognare un giorno di poter tutti abitare in case “origami”.