Compostabile: dove si butta? Le regole da conoscere

La raccolta differenziata, anche se è ormai una realtà delle città italiane da molto tempo, continua a generare confusione e non tutti sanno come e dove conferire alcuni materiali specifici. È il caso, ad esempio, dell’olio, apparentemente innocuo e invece piuttosto complicato da smaltire, tanto da dover essere conferito separatamente da tutto. Ed è anche il caso del compostabile: dove si butta questo materiale? Ecco quali sono le regole da seguire.

Che cosa sono i materiali compostabili

Posate compostabili

Quando si parla di compostabile, spesso si confonde questo termine con il concetto di biodegradabile ma in realtà si tratta di due cose completamente differenti. Più nello specifico, i materiali biodegradabili sono quelli che si sciolgono per l’attività di diversi tipi di agenti biologici, come l’acqua, il sole ma anche batteri, animali oppure piante. In linea di massima tutti i materiali sono biodegradabili ma ciò che li differenzia gli uni dagli altri è la velocità con la quale si degradano (i veri biodegradabili si trasformano in meno di 6 mesi).

I materiali compostabili, invece, sono elementi che si degradano sempre attraverso un processo biologico, ma trasformandosi in acqua, composti inorganici e in compost, ossia biomassa, materiale che può essere disperso in natura senza danni per l’ambiente. Inoltre, il tutto deve avvenire in un lasso di tempo ben specifico.

Per certificare che un materiale sia compostabile, viene svolto un test molto accurato, con il metodo EN 14045, teso a verificare come e in quanto tempo il materiale riesca a distruggersi. I compostabili devono essere trattati in un certo modo e vanno smaltiti secondo regole ben precise, perché ovviamente possono essere totalmente recuperati e riutilizzati.

Dove si butta il prodotto compostabile

I materiali compostabili possono essere conferiti all’interno della raccolta cosiddetta umida. Il loro trattamento, infatti, è del tutto simile a quello degli scarti alimentari perché seguono lo stesso iter di trasformazione in compost.

È molto importante avere cura di questo aspetto e verificare con attenzione che i materiali che si intende conferire nell’umido siano realmente compostabili. Per esserne certi si può individuare sulla confezione la presenza della sigla EN13432 o del simbolo relativo a questo tipo di materiale.

Va sottolineato, infatti, che se nell’umido si inseriscono materiali che poi non sono realmente compostabili, si corre il rischio di inquinare tutta la raccolta di umido, vanificando lo sforzo precedentemente fatto. D’altra parte, se si getta nell’indifferenziato del materiale che in realtà andrebbe nell’umido, si perde un’occasione importante per riuscire a rendere più funzionale la raccolta differenziata e a limitare l’impatto dei rifiuti sull’ambiente.

Tutto quello che c’è da sapere sul compostabile

Materiale compostabile

Vista l’importanza di una corretta raccolta differenziata e del giusto trattamento del compostabile, è opportuno avere una maggiore conoscenza dell’argomento.

I materiali compostabili, una volta che sono stati trattati, possono diventare ottimo concime per i terreni, rendendoli fertili e pronti per accogliere nuove colture. Il compost è indicato dagli esperti come la migliore soluzione possibile per mitigare, e in alcuni casi combattere, il fenomeno della desertificazione.

Per essere definiti realmente compostabili, poi, i materiali devono garantire una trasformazione in meno di 12 settimane, altrimenti perdono il diritto ad utilizzare il logo ufficiale di questo tipo di prodotto.

Fra i materiali che sicuramente si possono fregiare di questo titolo ci sono tutti gli scarti alimentari, quelli delle lavorazioni di orto e giardino, carta assorbente, tovaglioli di carta sporchi, particolari cartoni della pizza quando unti, avanzi di cibo, il legno, la cenere (purché sia fredda).

Anche le nuove stoviglie compostabili monouso possono rientrare in questa categoria perché generalmente per la loro realizzazione si utilizzano i biopolimeri compostabili, anche conosciuti con il termine bioplastica, oppure cellulosa e fibra vegetale.

In ogni caso, per evitare qualsiasi tipo di dubbio, si può verificare il simbolo presente sulla confezione stessa o in alternativa consultare la guida del proprio comune di residenza per conoscere le modalità di smaltimento dei singoli materiali.

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