Dove si buttano i vestiti? Le soluzioni a seconda delle condizioni del capo

Basta, questo lo butto via! Ammettiamolo, diciamo di non aver mai niente da mettere, ma quante volte ci troviamo a decidere se tenere un capo d’abbigliamento o se buttarlo via? Ad ogni cambio di stagione, stufi di vestire sempre le stesse cose, ci accorgiamo pure che quel maglione a collo alto si è bucato e che i nostri jeans da battaglia si sono totalmente usurati all’altezza del ginocchio.

La soluzione migliore: le associazioni benefiche

Vestiti

Cosa fare in questi casi? Se le condizioni degli abiti di cui vogliamo disfarci sono abbastanza buone e vogliamo disfarcene soltanto per cambiare un po’ il nostro stile o la nostra palette, sarebbe bene contattare un’associazione benefica che si occupa dei più bisognosi, come la Caritas.

Presente in ogni centro urbano con i suoi volontari che si prodigano anche per la raccolta di indumenti usati da destinare ai più bisognosi, l’opera della Caritas ci dà la possibilità di aiutare le persone che non hanno la possibilità di acquistare abiti, come ad esempio i senzatetto.

Chiaramente non vengono accettati gli abiti strappati o usurati, perché non servirebbero a raggiungere l’obiettivo della missione. Oltre agli enti benefici, si prepongono la stessa mission anche le parrocchie che distribuiscono tra i parrocchiani più bisognosi, ciò che gli altri parrocchiani decidono di donare. Come abbiamo visto questo discorso vale tanto per i vestiti quanto per le scarpe.

Contenitori per indumenti usati

Nel caso in cui invece, volenti o nolenti, vi ritrovaste costretti a dover buttare via i vestiti, dove li buttereste? Ogni comune, sulla base dei regolamenti adottati dalla Pubblica Amministrazione, in materia di ambiente e smaltimento differenziato dei rifiuti, prevede lo smaltimento degli abiti usati secondo diverse modalità e secondo quanto sancito dalla Legge contro lo spreco – Legge n. 202 del 2016.

Alcune amministrazioni, ad esempio, prefissando un giorno settimanale o mensile, organizzano il ritiro dei vestiti porta a porta. Gli operatori incaricati, solitamente gli stessi della raccolta differenziata dei rifiuti, ritirano ciò che lasciate la sera prima, davanti al vostro portone di casa. Comodo, no?

Altre amministrazioni comunali, invece, prevedono il posizionamento su suolo pubblico di cassonetti di colore giallo o bianco, in misura pari a una determinata percentuale calcolata in base al numero di abitanti presenti in ogni quartiere e all’interno dei quali è possibile conferire tutti i pezzi d’abbigliamento che si vuole buttar via. Una volta conferiti, gli abiti usati e buttati via, possono intraprendere un doppio percorso. Se ritenuti in buone condizioni, i vestiti vengono destinati al ri-uso in favore dei più bisognosi della comunità.

Isola ecologica

Qualora, invece, non possano più essere riutilizzati, i vestiti devono seguire la strada del riciclo, diventando materia prima seconda (MPS). La materia prima seconda costituisce, difatti, uno scarto che può essere re-immesso nel procedimento di riciclo come materia prima. Il conferimento deve avvenire negli appositi cassonetti presenti nelle isole ecologiche della città.

Dopo il conferimento negli appositi cassonetti, dunque, i vestiti non utilizzabili diventano rifiuti tessili che vengono dirottati presso impianti di smaltimento. Qui vengono trattati e possono dar vita, ad esempio, a pezzame industriale o a materie prime utili nelle aziende tessili ovvero nelle aziende che producono materiale per isolamento sonoro, come abbiamo già visto per il sughero.

La normativa europea sull’economia circolare, una scelta ecosostenibile.

Abbigliamento

Se in Italia, ad oggi, non tutti i Comuni sono obbligati a organizzare la raccolta degli indumenti usati, il Legislatore europeo ha previsto che dal 1° gennaio 2025, tale obbligatorietà deve vigere su tutto il territorio nazionale.

Si spiega così, oltretutto, il crescere di tante app che consentono di dare una seconda chance agli abiti usati, anche e soprattutto in un’ottica di ecosostenibilità e di lotta contro gli sprechi. D’altra parte, oggigiorno, c’è chi ha un armadio pieno zeppo di cose che non utilizza e chi, di contro, considera la spesa per l’abbigliamento l’ultimo dei suoi pensieri. Senza considerare quella fetta di popolazione così povera da non avere neppure l’armadio.

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