Quanto amianto occorre respirare per ammalarsi

L’amianto è un materiale utilizzato fin dall’antichità per le lavorazioni più disparate. Antichi Romani e Persiani ad esempio lo utilizzavano per la realizzazione di teli da cremazione, mentre arrivando al più recente rinascimento, veniva utilizzato per farmaci e medicinali. In epoca moderna l’amianto è stato invece utilizzato per la creazioni di tessuti ignifughi, per rivestimenti termoisolanti e fonoassorbenti a bordo di grandi mezzi di trasporto, quali aerei, navi, treni ed autobus, in campo edilizio e in altri molteplici campi. Nel trentennio che va dagli anni ’60 agli anni ’90 ha raggiunto il suo culmine di successo e ad oggi esiste un interrogativo che spesso preoccupa le persone: quanto amianto occorre respirare per ammalarsi?

amianto pericoloso

Che cos’è l’amianto

L’amianto è un minerale costituito da fasci lunghissimi e sottilissimi di fibre. Le fibre di amianto sono talmente sottili che in un solo centimetro di materiale, se ne possono “contare” circa 335.000. Le fribre di amianto possono essere:

  • ad ago: rettilinee e rigide, quindi amianto anfibolo;
  • flessibili: amianto serpentino.

La minaccia dell’amianto la si potrà identificare proprio nella sua natura fibrosa, perché facilmente sfaldabile.

Amianto: un materiale tanto appetibile quanto pericoloso

Inutile negare che un materiale che permette cosi tanti campi di applicazione è quasi normale abbia avuto un così grande successo nel passato. Ma quali sono i fattori che ne hanno decretato tale successo?

• è un ottimo isolante da fuoco e rumore;
• è un materiale duttile la cui lavorazione risulta piuttosto semplice;
• può essere mescolato con facilità ad altri materiali. Il (tristemente) famoso eternit, ottenuto dal mix di amianto e cemento ne è un esempio;
• bassissimi costi di lavorazione.

Forse le parole più corrette da utilizzarsi per definire l’amianto potrebbero essere “troppo bello per essere vero“. Difatti se da una parte della barricata troviamo le sue innegabili qualità appena elencate, dall’altra si trovano invece i rischi legati alla sua natura fibrosa.

tumore polmoni

L’amianto purtroppo tende a sfaldarsi facilmente e, nel momento in cui questo avviene, rilascia nell’aria le proprie fibre e le polveri che, una volta respirate, arrivano a raggiungere gli interstizi polmonari. In base alla “dose” respirata si potranno generare forme tumorali a livello di pleura e polmoni. Seppur occorra un’esposizione prolungata alle polveri di amianto per poter avere queste tipologie di conseguenze, nel caso dell’amianto anfibolo, a causa delle sue pericolosissime fibre ad ago, anche un’esposizione occasionale potrebbe avere gravi conseguenze.

Quanto amianto occorre respirare per ammalarsi?

Le probabilità che il nostro organismo sviluppi patologie tumorali come quelle descritte, sono direttamente proporzionali ai tempi di esposizione dell’organismo stesso alle pericolose polveri. Come già detto un’esposizione diretta alle fibre ad ago può risultare dannosa anche se occasionale.

Non esiste una risposta precisa alla domanda “Quanto amianto occorre respirare per ammalarsi?” come non esiste la certezza che anche un’esposizione occasionale non porti a gravi conseguenze. Il rischio correlato all’esposizione esiste sempre e va valutato caso per caso. Sicuramente in caso di esposizioni prolungate, tali rischi saranno molto più alti ma, viceversa anche una singola esposizione può essere col tempo fatale.

L’unica soluzione realmente efficace per far si che non ci si esponga alle polveri di amianto, è la bonifica. Per i soggetti che sono stati esposti in maniera prolungata all’amianto, ad esempio gli operai che si occupano della bonifica, è previsto un rigido protocollo sanitario con esame spirometrico, Tac del torace, radiografia dello stesso, visita specialistica otorinolaringoiatrica e molti altri, con cadenza annuale oppure ogni due anni in base all’esame.

Le coperture in eternit

Uno dei materiali più utilizzati, soprattutto attorno agli anni ’70, è stato l’eternit che, come detto, è un composto di amianto e cemento. L’eternit è stato utilizzato per la realizzazione dei tetti delle abitazioni o delle industrie. Essendo i tetti esposti a intemperie ed usura, si sono rivelati ovviamente molto pericolosi. Una rigida normativa in merito prevede che ogni regione faccia un censimento delle coperture in amianto.

Se dopo un’analisi tali coperture dovessero risultare danneggiate, quindi pericolose perché sfaldabili con le conseguenze già descritte, ne verrà ordinata la rimozione con relativo smaltimento. Nel caso in cui invece le coperture risultassero sane, sarà sufficiente un incapsulamento delle stesse. Ulteriore nota negativa: bruciarlo all’aperto, quindi non in strutture controllate, ne aumenta in maniera esponenziale la pericolosità, perché le polveri verranno portate in alto dai fumi del fuoco per poi ricadere a terra ed essere respirate.

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