Riscaldamento globale: di chi è la colpa?

Dal 1880 ad oggi, la temperatura media globale è cresciuta di 1.4°F, poco meno di 1°C. Sembra davvero una nullità, ma alla fine un solo grado è quanto basta a segnare la differenza tra ghiaccio e acqua. In Antartide per esempio, una delle regioni al mondo che si sta riscaldando più velocemente, sono state registrate dalla WMO (World Meteorological Organization) temperature record di più di 18°C a febbraio 2020.

Nonostante le evidenze scientifiche, il dibattito sulla causa di questo riscaldamento è tuttora molto acceso. La comunità scientifica è quasi totalmente in accordo: il colpevole è l’aumento esponenziale delle emissioni di anidride carbonica e altri gas serra come il metano, causato principalmente dall’attività umana. Questi gas si accumulano nell’atmosfera, dando vita al famoso “effetto serra”, che trattiene i raggi solari riflessi dalla superficie terrestre verso lo spazio.

Le controproposte: il riscaldamento naturale

Alzamento temperature globali

Gli scettici sono tuttavia ancora molti. In particolare, i negazionisti della responsabilità umana nel cambiamento climatico portano come alternative tre principali spiegazioni “naturali”.

La prima riguarda i cambiamenti che avvengono in modo ciclico nell’orbita terrestre: l’inclinazione dell’orbita terrestre negli scorsi millenni avrebbe infatti portato all’alternarsi delle ere glaciali. Tuttavia è stato dimostrato come negli ultimi 125 anni questa deviazione sia stata quasi trascurabile, a fronte di un significativo innalzamento delle temperature.

Un altro colpevole viene identificato in una maggiore frequenza delle eruzioni vulcaniche. Questo aumento non è però stato effettivamente osservato e, oltre a questo, solo il settore industriale emette circa 100 volte la quantità di anidride carbonica rilasciata dall’attività vulcanica globale.

Dal punto di vista chimico, inoltre, le emissioni di solfati collegate ad un’eruzione portano in realtà ad un temporaneo raffreddamento dell’atmosfera, in quanto filtrano la radiazione solare. Infine, per quanto riguarda il cambiamento nell’attività solare, la temperatura del sole è variata in maniera ciclica negli ultimi secoli, ma con un effetto praticamente nullo sull’ecosistema globale.

Gli effetti dell’attività umana

Inquinamento a causa dell'uomo

Se si guarda invece l’effetto delle attività umane, al banco degli imputati si deve aggiungere anche la continua deforestazione: in Amazzonia in 14 anni è andata persa un’area di foresta pari alla dimensione della Germania. Questo comporta una perdita irreparabile non solo per la capacità della terra di assorbire l’anidride carbonica dall’atmosferica, ma anche per la biodiversità.

A questo si aggiunge anche il buco nell’ozono, causato dall’emissione di clorofluorocarburi, e l’inquinamento. I principali responsabili del riscaldamento globale restano però senza dubbio i gas serra, le cui emissioni sono particolarmente legate al settore energetico ed industriale e all’allevamento intensivo. Dall’aria intrappolata nelle carote di ghiaccio estratte nella base Vostok, nel cuore dell’Altopiano Antartico, è stato possibile infatti tracciare l’andamento della concentrazione di anidride carbonica nell’atmosfera negli ultimi 400.000 anni.

Confrontando i dati con quelli attuali, la situazione appare chiara: non c’è mai stata così tanta anidride carbonica nell’atmosfera. Il picco massimo registrato dagli studi, infatti, si aggirava intorno alle 280 parti per milione, mentre oggi siamo arrivati ad una concentrazione di ben 390 parti per milione.

Per questo si parla sempre più spesso di energie rinnovabili e anche del ritorno al nucleare. La situazione è seria e bisogna intervenire subito, per fermare quel processo che rischia di distruggere il nostro pianeta in maniera irreversibile.